Prestiti Personali, Cessioni del Quinto, Mutui

Prestito a sposati: chi paga il conto in caso di difficoltà?

30 Apr

“Tra moglie e marito non mettere il dito” dice il proverbio. Se la vita di coppia è tutta rose e fiori ma uno dei due non riesce a pagare le rate del prestito, cosa rischia l’altro?

Chiedere e ottenere un prestito da single o da sposati può essere molto differente e portare a conseguenze diverse. Chi sceglie di pronunciare il fatidico “sì” – magari ricorrendo  a un prestito per il proprio matrimonio (scopri qui i vantaggi) – dovrebbe sapere alcune cose riguardanti i propri soldi prima di salire i gradini dell’altare.

Comunione o separazione dei beni?

Come tutelare il proprio patrimonio quando ci si sposa

Quando due persone si sposano, in assenza di diversa indicazione esplicita, entrano in comunione dei beni. Cosa significa? Moglie e marito diventato contitolari dei rispettivi beni.

In particolare fanno parte della comunione: i beni acquistati insieme o separatamente durante il matrimonio e i loro rispettivi frutti, i proventi delle rispettive attività lavorative, le aziende gestite da entrambi i coniugi e costituite durante il matrimonio (per quelle costituite precedentemente vanno in comunione solo gli utili e gli incrementi).

 

I novelli sposi, però, possono chiedere espressamente la divisione dei beni.

In questo caso ogni coniuge resta proprietario esclusivo dei beni acquistati prima e durante il matrimonio. Inoltre ciascuno resta titolare sia dei debiti e delle obbligazioni personali contratte da celibe o nubile sia dei debiti contratti personalmente nell’interesse della famiglia (es. un prestito per l’acquisto dell’auto) dopo il matrimonio.

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Cosa succede se non si riescono a pagare le rate di un prestito? Le differenze tra comunione e divisione dei beni sono notevoli.

In caso di comunione dei beni, anche se il prestito è stato richiesto e ottenuto da uno solo dei due coniugi, anche l’altro sarà chiamato in causa per il suo risarcimento. I creditori potranno rifarsi quindi sui beni della comunione.

E’ bene precisare, però, un aspetto. Se, ad esempio, il marito ha contratto debiti personali, egli sarà chiamato a rifonderli prima con il proprio patrimonio; solo se questo non sarà sufficiente, il creditore potrà rifarsi sui beni della moglie fino a metà dell’importo da saldare. Se si dovesse arrivare al pignoramento e alla vendita all’asta dei beni, la moglie avrebbe il diritto di percepire la metà della somma lorda ricavata (sentenza 6575/13 della Corte di Cassazione).

In caso di separazione dei beni, al contrario, ogni coniuge non ha nessun obbligo nei confronti dei creditori dell’altro coniuge. La situazione cambia solo se uno dei due coniugi decide di cofirmare le obbligazioni assunte.

A volte, infatti, per avere maggiori tutele la banca o chi concede un prestito potrebbe richiedere questa garanzia ulteriore proprio perché un coniuge che ha optato per la separazione dei beni ha la stessa posizione di chi risulta non coniugato di fronte a un istituto di credito. 

 

Comunione o separazione dei beni: si può cambiare idea?

La risposta è sì. Moglie e marito possono cambiare il proprio regime patrimoniale in ogni momento. Come fare? Occorre andare da un notaio che provvederà a redigere un atto pubblico in questo senso. Tale documento sarà annotato a margine dell’atto di matrimonio nell’Ufficio di stato civile competente. Si può cambiare regime anche più di una volta.

 

E in caso di separazione o morte di un coniuge?

I vincoli sul prestito imposti dalla comunione dei beni cessano nel momento in cui questa venga sciolta. Per legge la comunione dei beni si interrompe in caso di annullamento, scioglimento e cessazione degli effetti civili del matrimonio, fallimento di uno dei due coniugi o dichiarazione di assenza o decesso presunto di uno dei due coniugi.

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