Prestiti Personali, Cessioni del Quinto, Mutui

Reddito di cittadinanza e prestito al lavoro: cosa sono e come funzionano veramente

26 Apr

Dopo le elezioni politiche di marzo si è parlato molto di misure di sostegno economico per le persone a rischio povertà. Dal reddito di cittadinanza al reddito di avviamento al lavoro cosa cambia rispetto ai prestiti personali?

Il fine è lo stesso e apparentemente è molto semplice: dare soldi a chi è in difficoltà economica. Le strade per farlo, però, sono diverse, così come sono differenti i requisiti necessari per ottenere denaro.

Lasciando da parte le preferenze politiche, cerchiamo di capire in modo semplice come funzionano il reddito di cittadinanza proposto dal Movimento 5 Stelle e il prestito al lavoro – o reddito di avviamento al lavoro – proposto dalla Lega.

 

Il reddito di cittadinanza risale al 1797…

Il M5s ha proposto il reddito di cittadinanza la prima volta nel 2013 (Disegno di legge 1148). Non è una novità assoluta. Il primo ad aver parlato di reddito di cittadinanza nel testo “La giustizia agraria” è stato Thomas Paine addirittura nel 1797!

Da lì in poi questa misura è stata ripresa da diversi economisti con varie sfumature, ma alcuni caratteri rimangono fissi e ne rappresentano l’essenza.

Il reddito di cittadinanza nella sua forma pura è un reddito incondizionato: è una somma di denaro che viene concessa a tutti:

  • indipendentemente dalle condizioni economiche
  • a cadenza regolare
  • sia ai cittadini che lavorano sia ai disoccupati
  • non è tassata.

 

…ma oggi in Italia sarebbe un reddito minimo garantito

Il reddito di cittadinanza proposto dal M5s è diverso. Per come è stato descritto da chi lo ha proposto esso è in realtà un reddito minimo garantito per cittadini maggiorenni e famiglie in base ai loro redditi.

  • Ai cittadini “poveri assoluti” (reddito zero) spetterebbero 780 euro al mese. Chi ha invece un reddito inferiore ai 780 euro riceverebbe la differenza per arrivare a questo importo.
  • Le famiglie riceverebbero un reddito di cittadinanza familiare – e non più quindi individuale – calcolato in base al numero dei componenti. Per le famiglie con due persone si va dai 1.014 o dai 1.170 euro al mese in base alla presenza o meno di un genitore. Pian piano il reddito aumenterebbe: ad esempio per le famiglie con cinque persone si andrebbe dai 1.716 ai 1.872 euro sempre a seconda che ci sia o meno un genitore solo.

L’accesso al reddito di cittadinanza in questa forma non sarebbe automatico, bensì vincolato a un progetto di formazione e ricerca di lavoro.

Se il destinatario di questo aiuto statale rifiutasse per tre volte una proposta di lavoro, perderebbe il diritto al reddito di cittadinanza.

 

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Il prestito al lavoro: funzionamento e durata

La proposta della Lega è invece quella del reddito di avviamento al lavoro. In pratica si tratta di un assegno di 750 euro mensili che sarebbe concesso per tre anni ai disoccupati più poveri. In questo caso si può parlare di un vero e proprio “prestito”, perché chi lo riceve avrebbe fino a 20 anni di tempo per restituire allo Stato i soldi ricevuti.

In particolare è stato presentato come un prestito d’onore a tasso zero:

– per il 50% a carico dello Stato per il primo anno

– per il 30% a carico dello Stato per il secondo anno

  totalmente a carico del beneficiario per il terzo anno sarebbe

 

I costi delle due misure alternative

Il Movimento 5s ha stimato che il reddito di cittadinanza costerebbe ai cittadini italiani 15 miliari di euro l’anno. La Lega ha affermato che il reddito di avviamento al lavoro costerebbe 18 miliardi di euro sotto forma di prestito, con un costo effettivo di due miliardi di euro l’anno sul bilancio dello Stato..

 

La situazione attuale

Al di là delle differenze di queste due proposte – e tralasciando i rispettivi possibili effetti positivi e negativi – oggi in Italia è in vigore un’altra forma di sostegno al reddito per chi è in difficoltà economica.

Si tratta del reddito di inclusione (REI), che prevede un supporto economico erogato mensilmente attraverso una carta di pagamento elettronica e un progetto personalizzato di inclusione sociale e lavorativa guidato dai Servizi Sociali dei Comuni.

Dal 1° gennaio 2018 per accedere al Rei sono previsti precisi requisiti familiari ed economici, dal 1° luglio 2018 verranno meno i requisiti familiari e resteranno in vigore solo i requisiti economici.

Quali sono? Valore ISEE non superiore ai 6mila euro, valore ISRE non superiore ai 3mila euro, patrimonio immobiliare non superiore ai 20mila euro e patrimonio mobiliare non superiore a 10mila euro.

 

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