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Decadenza Dal Beneficio Del Termine

La decadenza dal beneficio del termine è formalmente una comunicazione che il creditore invia al debitore, nel momento in cui ritiene che il proprio credito sia messo “in pericolo”.

Al verificarsi di determinate condizioni, infatti, può venir meno la solvibilità del debitore, pertanto l’istituto di credito cerca di tutelarsi richiedendo il saldo immediato del debito residuo. Il debitore a questo punto può trovarsi in seria difficoltà, non sapendo come gestire una situazione apparentemente senza via d’uscita.

Esistono però delle opzioni a sua disposizione che permettono di trovare un punto di incontro o di trovare la liquidità necessaria a rientrare della posizione di insolvenza. Scopriremo allora in queste righe come è possibile affrontare la decadenza dal beneficio del termine senza arrivare ad azioni esecutive come il pignoramento. Per qualunque dubbio, non esitare a lasciarci un commento: in men che non si dica otterrai tutte le informazioni di cui hai bisogno. Se invece desideri saperne di più sui nostri prodotti finanziari (anche per cattivi pagatori), compila il nostro modulo: un nostro consulente sarà subito a tua disposizione, in maniera gratuita e senza impegno.

Cos’è la decadenza dal beneficio del termine?

Secondo il diritto, la decadenza dal beneficio del termine (DBT) è uno strumento di cui il creditore si può avvalere nel momento in cui vede messa a rischio l’esigibilità del proprio credito.

L’ ex art. 1186 cc (Codice Civile) recita:

“Quantunque il termine sia stabilito a favore del debitore, il creditore può esigere immediatamente la prestazione se il debitore è divenuto insolvente o ha diminuito, per fatto proprio, le garanzie che aveva date o non ha dato le garanzie che aveva promesse”.

Quest’ultima circostanza ricomprende tutte quelle situazioni in cui il debitore abbia alienato l’immobile ipotecato, ad esempio, oppure omesso di stipulare una fideiussione.

In termini pratici, con la DBT il creditore può esigere in un’unica soluzione (e in maniera immediata) il pagamento dell’importo residuo di un contratto di finanziamento, sia esso un mutuo o un prestito. Una volta ricevuta la comunicazione, il debitore non avrà più la possibilità di pagare a rate o di mantenere la dilazione del debito concordata.

Gli scenari tipici sono tre:

  • il debitore è diventato insolvente;
  • ha diminuito per fatto proprio le garanzie che aveva date;
  • non ha dato, sempre per fatto proprio, le garanzie che aveva promesso.

Non parliamo della sola ipotesi di fallimento (nel caso di debiti contratti da titolari d’azienda), ma anche di situazioni di difficoltà economica o patrimoniale che alterano le garanzie precedentemente offerte.

È il caso dell’imprenditore che sottoscritto un mutuo ed un prestito con due società diverse. In situazione di crisi si trova nell’impossibilità di sostenere entrambi, scegliendo di rimborsare solamente il mutuo. Dopo diverse rate non pagate, il creditore del prestito inoltra un’intimazione di pagamento, della quale viene informata anche la società con cui è stato stipulato il mutuo. Quest’ultima, di conseguenza, può avvalersi della decadenza del beneficio del termine per richiedere il saldo immediato del debito residuo.

Come funziona la decadenza dal beneficio del termine?

Il creditore invia una speciale comunicazione al suo debitore, allo scopo di metterlo formalmente a conoscenza delle sue intenzioni. In linea generale, ciò che viene comunicato è appunto che il creditore esige il pagamento delle rate del mutuo o del prestito in un’unica soluzione. Questa comunicazione rappresenta una sorta di “ultima spiaggia”, con cui si determina una scadenza per la regolarizzazione del debito.

Perché ciò accada devono essersi verificate inadempienze da parte del debitore. L’esempio tipico è quello del debitore che ha sottoscritto diversi contratti di finanziamento che hanno finito per sovrapporsi. L’impossibilità di saldare le loro rate con regolarità porta inevitabilmente ad una situazione debitoria pericolosa.

Come si suol dire, poi, “piove sempre sul bagnato”. A una condizione già difficile potrebbero aggiungersi spese impreviste, che finirebbero per complicare ulteriormente il quadro. Il debitore viene allora a trovarsi in estrema difficoltà nel rimborsare le rate dei finanziamenti e l’istituto di credito, verosimilmente, inoltrerà la segnalazione agli enti preposti.

Parliamo dei sistemi di informazione creditizia (SIC), i quali provvederanno a registrare il mancato pagamento dichiarato dalla banca, rendendo di fatto il creditore insolvente un cattivo pagatore. Da questo momento il rischio di ricevere una comunicazione di decadenza dal beneficio del termine cresce in maniera sensibile.

Dopo quante rate si presenta questa possibilità? Non esiste un numero prefissato, la valutazione viene fatta dall’istituto di credito in base alla valutazione del rischio di insolvenza.

Ho ricevuto una comunicazione di DBT: cosa devo fare?

comunicazione di DBT

Partiamo dal presupposto che il debitore che ha avuto difficoltà a rimborsare le rate di un finanziamento, difficilmente avrà le capacità di regolare la propria posizione. D’altronde, se una persona non ha a disposizione (ipotesi) 200 euro per coprire una rata, non è verosimile che abbia 5000 euro o più per saldare il debito rimanente.

Si capisce subito quindi come una situazione simile sia davvero grave dal punto di vista finanziario per il soggetto che si trova a viverla. Pertanto, prima la società creditrice provvederà alla messa in mora del soggetto. Successivamente, in caso di situazione prolungata di insolvenza, si potrà procedere al decreto ingiuntivo o alla diffida ad adempiere. Una volta ricevuta la comunicazione di decadenza del beneficio del termine, il debitore diventa esposto a provvedimenti esecutivi. Il creditore può avvalersi del decreto ingiuntivo per avviare la procedura di pignoramento.

Questa, come abbiamo avuto modo di vedere, può andare a colpire a seconda dei casi diversi beni di proprietà del debitore, a partire dallo stipendio (o pensione) e dal denaro depositato su un conto corrente. In altri casi ancora ciò che può essere aggredito sono le proprietà immobiliari (come la casa) o altre proprietà mobiliari.

A questo punto le possibilità a disposizione del debitore sono principalmente due:

  • concordare un piano di rientro;
  • cercare un accordo a saldo e stralcio.

Vediamo brevemente cosa significa, analizzando una e l’altra alternativa.

Piano di rientro

La prima possibilità è quella di proporre una forma di accordo bonario al creditore. In pratica quello che il debitore cerca di fare è ridiscutere le condizioni del debito, legando la propria offerta a un piano di rientro che possa agevolare il saldo delle rate in sospeso.

Ciò significa che, in termini semplici, il debitore comunica al creditore quelle che sono le proprie possibilità per tener fede ai propri impegni finanziari, chiedendo a quest’ultimo la disponibilità ad accettare queste nuove condizioni. La proposta di piano di rientro va inoltrata con una lettera ed è possibile che come garanzia venga richiesta la firma di una cambiale.

L’istituto di credito comunque si prenderà il suo tempo per valutare la proposta ricevuta e non è detto che finisca poi per accettarla. Se il piano di rientro dovesse essere respinto, è consigliato presentare una nuova proposta al nostro interlocutore, che sia esso la banca o una società di recupero crediti. È possibile infatti che il piano rifiutato richiedesse una dilazione eccessiva del debito, ossia un numero troppo alto di mesi previsti per rientrare della posizione attuale. Le agenzie esterne solitamente rifiutano richieste in cui viene proposto un allungamento eccessivo del rimborso perché spesso hanno un termine massimo per il rientro dell’insolvenza.

Saldo e stralcio

Il saldo e stralcio è un altro tipo di accordo bonario che il debitore può proporre, cercando di ridiscutere stavolta l’ammontare totale del debito. In termini pratici, si formula una proposta al creditore, indicando la nostra intenzione di saldare il debito, per un importo però inferiore a quello attuale.

Il debitore dovrà pertanto stimare l’importo massimo che è disposto a versare. Si capisce subito come diventi necessario trovare un giusto punto di incontro tra quelle che sono le proprie possibilità finanziarie e le richieste dell’istituto creditore. Questo perché una proposta troppo bassa finirebbe per non incontrare il favore della banca o della finanziaria, che rifiuterebbe così l’accordo.

Nel caso di prestiti, finanziamenti, carte revolving, fidi di conto corrente il valore “giusto” si aggira tra il 40 e il 60% del debito residuo accumulato. Il discorso cambia invece se parliamo di un’insolvenza relativa a un mutuo ipotecario, come potrebbe essere un mutuo per la casa. Qui parliamo di cifre sensibilmente maggiori, per cui la banca (o la società di recupero crediti coinvolta) difficilmente potrebbe accettare un’offerta inferiore al 70-80% del debito.

In altri casi il rifiuto potrebbe avvenire qualora la cifra proposta per il saldo del debito risultasse troppo bassa o la dilazione di pagamento richiesta venisse ritenuta eccessiva. Esatto: in alcuni specifici casi è possibile proporre un saldo e stralcio con pagamento a rate. In linea generale è vero che il creditore preferisce il saldo in un’unica rata e, ovviamente, nel minor tempo possibile. Normalmente, una soluzione gradita prevede il rientro della posizione entro un mese dalla data di accettazione della proposta. Quando però parliamo di debiti su cifre elevate, è plausibile che l’istituto di credito accetti una soluzione che preveda una dilazione in più rate.

Decadenza dal beneficio del termine: come saldare il debito?

In tutti quei casi in cui la società creditrice dovesse respingere le proposte di accordo, il debitore si troverebbe ad aver bisogno di liquidità in tempi brevi. Agos ti ha inoltrato una comunicazione di decadenza dal beneficio del termine e non sai cosa fare? Con la cessione del quinto ISICredit, anche i cattivi pagatori possono risolvere i propri problemi, ottenendo la cifra di cui hanno bisogno in pochissimo tempo.

Sarà sufficiente presentare il proprio documento di reddito da lavoro dipendente (a tempo indeterminato) e avviare la richiesta. L’addebito delle rate avverrà poi mensilmente con trattenuta in busta paga, così da toglierti anche l’impegno di ricordare le scadenze. La cessione del quinto è inoltre accessibile anche ai pensionati, che possono presentare a garanzia il proprio cedolino INPS.

Per tutti coloro che invece non possono attivare una cessione del quinto, perché hanno una procedura già in corso e non possono rinnovarla, esiste la delega di pagamento. Il funzionamento è analogo e sovrapponibile alla cessione già esistente, e permette di impegnare un ulteriore 20% dello stipendio o della pensione. Non dimenticare inoltre che con ISICredit puoi trovare anche altri prodotti finanziari pensati per i cattivi pagatori, come il prestito cambializzato o il prestito delega.

Curioso di sapere di cosa si tratta? Lasciaci un commento per ottenere tutte le informazioni di cui hai bisogno in pochissimi minuti. Se desideri un preventivo, invece, non devi fare altro che compilare il nostro modulo: un nostro consulente ti ricontatterà immediatamente, proponendoti le migliori soluzioni presenti sul mercato. Il tutto sempre in maniera gratuita e senza alcun impegno!

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2 commenti su “Decadenza Dal Beneficio Del Termine

  1. Buongiorno,
    nella visura della Banca d’Italia ho una sofferenza nei confronti di Banca Ifis,nella parte situazione corrente leggo:”sofferenze-crediti passati a perdita”.
    A cosa si riferisce?Alla banca da dove hanno acquisito il credito deteriorato o alla posizione attuale,quindi il debito è decaduto perchè non recuperabile da Banca Ifis?
    Grazie

    • Davide buongiorno,
      lei ha un debito con una banca X e non è riuscito a restituire correttamente il finanziamento come previsto da piano di ammortamento. A questo punto l’istituto di credito ha chiuso la sua pratica a perdita, pertanto ha segnalato a Banca d’Italia la sofferenza.